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15 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 16:30

“Non ha sfiorato Bongiorni”, “è stato un gesto di rabbia, non per uccidere”. Si apre con queste parole la linea difensiva dei due giovani fermati per la morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma a Massa. Davanti al giudice per le indagini preliminari, durante gli interrogatori di garanzia, le versioni degli indagati cercano di ridimensionare il ruolo dei singoli nella dinamica del pestaggio, riportando l’intera vicenda nell’alveo di una rissa degenerata. L’omicidio del 47enne è avvenuto davanti agli occhi del figlio di 11 anni. Il primo a parlare è stato il 23enne Ionut Alexandru Miron (a sinistra nella foto), che ha scelto di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari. Attraverso il suo difensore, l’avvocato Giorgio Furlan, ha respinto ogni accusa di coinvolgimento diretto nell’aggressione mortale. “Il mio assistito contesta ogni addebito”, ha spiegato il legale, aggiungendo che il giovane “non ha sfiorato” la vittima ed è “estraneo alla parte dei fatti che hanno portato alla morte”.

Miron, secondo la ricostruzione difensiva, si sarebbe scontrato esclusivamente con Gabriele Tognocchi, cognato di Bongiorni, che ha riportato fratture al setto nasale e a una gamba. “Così parrebbe”, ha confermato lo stesso avvocato, lasciando intendere che il confronto fisico ci sia stato, ma su un fronte diverso rispetto a quello culminato nella morte del 47enne. La scena, nelle parole della difesa, è quella di un gruppo di giovani radunati davanti a un locale. Una bottiglia cade a terra, i vetri vengono raccolti, poi arriva un rimprovero. “Era una scena di giovani davanti al kebab”, ha detto Furlan. Un episodio banale che però innesca una tensione crescente, fino all’esplosione della violenza.