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14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 10:57
“Mi ha dato una testata”. Il 17enne, fermato per l’omicidio di Giacomo Bongiorni con altri due maggiorenni, ha fornito questa versione agli inquirenti su come è iniziata una aggressione di gruppo (ci sono anche altri due minori indagati) terminata con la morte del 47enne che li aveva rimproverati per un lancio di bottiglie. Una manciata di secondi, tra i quindici e i trenta, immortalati dalle telecamere di piazza Palma a Massa poco dopo l’1.20 di sabato: un frammento decisivo su cui i carabinieri del Comando provinciale di Massa stanno cercando di fare piena luce. Secondo il decreto di fermo, la lite sarebbe nata per futili motivi. Un pugno avrebbe fatto cadere a terra Bongiorni, ma l’azione violenta non si sarebbe fermata lì. L’uomo sarebbe stato accerchiato e colpito da cinque giovani: i maggiorenni Alexandru Ionut Miron e Eduardo Alin Carutasu, insieme al 17enne italiano — tutti in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato — e altri due sedicenni indagati per rissa aggravata.
Durante l’interrogatorio, il minorenne ha sostenuto di aver reagito dopo essere stato colpito con una testata al naso da Bongiorni. Una versione in parte confermata anche da Miron. Ma gli inquirenti cercano di capire se si sia trattato di uno scontro reciproco oppure di un’aggressione partita dal gruppo di giovani, forse dopo il rimprovero del cognato della vittima, Gabriele Tognocchi, per il lancio di bottiglie e bicchieri contro un kebab. “La dinamica del fatto non si esaurisce in un colpo solo” aveva spiegato ieri in conferenza stampail procuratore Piero Capizzoto, sottolineando come sia necessario attendere l’esito dell’autopsia, prevista all’ospedale di Genova, per stabilire con certezza le cause del decesso e le responsabilità individuali. Le immagini mostrano che, una volta a terra, Bongiorni è stato ancora colpito con violenza, come confermato anche dal colonnello Alessandro Dominici.












