Dalle elezioni in Ungheria arrivano due dati storici. Il primo è la sconfitta di Viktor Orbán dopo 16 anni di premiership. Il secondo è il successo dei sondaggisti che per una volta ne azzeccano una. Ancora quattro anno fa davano il leader di Fidesz sconfitto dal socialista Péter Márki-Zay. Orbán vinse a valanga.
Cos’è cambiato stavolta? Che Magyar, che ha battuto un premier di destra, è a sua volta di destra. Quarantacinquenne avvocato ed ex diplomatico è un prodotto diretto dell’élite nazional-conservatrice che oggi contesta, e al tempo stesso interprete di una riconfigurazione interna del potere magiaro. Formatosi alla Pázmány Péter Katolikus Egyetem di Budapest, centro di formazione top nel conservatorismo ungherese, ha costruito la propria traiettoria professionale interamente dentro le istituzioni: dal ministero degli Esteri alla rappresentanza permanente a Bruxelles, dall’Ufficio del Primo ministro fino alla direzione legale di MBH Bank e alla guida del Centro per i prestiti studenteschi.
La sua biografia è ulteriormente segnata da una fitta rete di relazioni politiche e personali che lo collocano nel cuore dell’establishment: un prozio già presidente della Repubblica, un legame diretto con Gergely Gulyás, oggi capo di gabinetto di Orbán, e soprattutto il matrimonio con Judit Varga, ministra della Giustizia del governo Fidesz. Per circa vent’anni, dunque, Magyar non è stato un oppositore ma un ingranaggio del sistema.













