Sulla riva sinistra del Danubio, proprio di fronte al Parlamento di Budapest che incombe sulla sponda opposta, il palco e il quartier generale di Péter Magyar, erano già pronti prima che si conoscessero i risultati. La scenografia era chiaramente quella adatta ai trionfi. E trionfo è stato.

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«Gli ungheresi hanno fatto di nuovo la Storia. Saremo forti alleati dell’Ue e della Nato, correggeremo gli errori del passato» ha detto Péter Magyar dopo la chiusura delle urne, con lo sguardo fisso sulle guglie e la cupola del palazzo che per 16 anni ha custodito il potere di Viktor Orbán. Lui, con il suo Tisza, ha vinto la sfida al potere cui ha voltato le spalle due anni fa e che oggi, con la vittoria, si trasforma in qualcosa di più di una rivalsa, è l’inizio di un passaggio di epoca per l’Ungheria, il futuro dell’Unione europea e gli assetti geopolitici regionali. A tarda notte la proclamazione: «Abbiamo un mandato forte, la transizione sarà pacifica, oggi abbiamo liberato l’Ungheria, gli ungheresi hanno scelto l’Europa», ha detto Magyar, mentre la folla urlava all’unisono “Ruszkik haza! Ruszkik haza!”, russi a casa, lo storico slogan della rivolta del 1956 contro i sovietici.