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12 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 22:44
L’era di Viktor Orbán è finita. Il popolo ungherese, andato in massa alle urne (ha votato oltre il 77% degli aventi diritto, un record storico) ha deciso: il nuovo presidente è Peter Magyar. Prima dei numeri di un trionfo, sono le reazioni degli altri leader a far percepire l’importanza geopolitica dell’affermazione del numero uno di Tisza: in Europa, infatti, si festeggia; von der Leyen e Merz parlano già di Ue di nuovo unita, dopo anni in cui le pressioni e le politiche di Orbán avevano aperto una crepa non da poco nella politica continentale, con il sovranismo ungherese ad andare a braccetto più con Putin e Trump, che con Bruxelles. Ora cambia tutto. E non potrebbe essere altrimenti, perché quella di Magyar non è stata una semplice vittoria: è stato un trionfo. I numeri: con il 72% dei voti scrutinati il suo partito si avvia a conquistare la maggioranza assoluta del parlamento di Budapest. Le proiezioni infatti assegnano a Tisza 138 seggi, mentre Fidesz (il movimento di Orbán) si ferma a 54 e il partito di estrema destra Mi Hazank a 7. Salvo clamorose quanto impronosticabili sorprese nel resto dei seggi, con questo vantaggio Magyar otterrebbe la maggioranza dei due terzi in Parlamento, necessaria per poter modificare la Costituzione e, di conseguenza, il sistema messo in campo finora dal leader sovranista.













