L’onda di Tisza ha mantenuto le promesse. Nelle urne è diventata il mare che ha sommerso 16 anni di regime illiberale del sovranista Viktor Orban, il quale ha dovuto piegare il capo e riconoscere la vittoria «chiara e dolorosa» all’avversario Peter Magyar. Una vittoria schiacciante.
A quota 14,7% di seggi scrutinati - quasi tutti nelle campagne - quando c’è stato il primo sorpasso di Tisza su Fidesz, la folla accorsa sul Danubio per sostenere Peter Magyar, l’uomo del miracolo, si è sciolta in un boato. Il voto si è chiuso alle 19, ma fino alle 20.30 i visi dei sostenitori dell’onda del cambiamento erano tesi. La posta in gioco era alta, i rischi di manipolazione dietro l’angolo. Lo stesso Peter Magyar, atteso sul palco allestito sulle sponde del fiume blu, dal lato opposto a quello del Parlamento ungherese, all’inizio ha preferito collegarsi da distanza e invitare tutti alla calma.
Ma alle 21 le proiezioni sulla metà dei seggi scrutinati già davano Tisza a 135 poltrone su 199. E a quel punto, la musica ha sostituito la voce dei commentatori e cori e balli non si sono più fermati. Lungo il fiume migliaia di giovani, ma anche mamme con figli più o meno piccoli. E tanti altri ungheresi in arrivo a piedi, lungo i grandi ponti, per venire a festeggiare. Erik ha 23 anni, dice che non ci crede ancora. Ha vissuto un anno ad Amsterdam, ha visto la differenza, «qui a Budapest è come se fossimo fermi al secolo scorso». Il voto della Gen Z ha fatto la differenza, l’affluenza ha sfiorato l’80%, questa volta a Budapest i sogni non sono morti all’alba.










