Non bastavano i tagli, per il momento contenuti, ai voli aerei. Adesso a rischio in Europa ci sono anche i traghetti. In particolare, per l'Italia, soprattutto le tratte a lungo raggio dalle città del Nord verso Sicilia e Sardegna. A lanciare l'allarme su possibili interruzioni dei collegamenti o riduzioni dell'offerta sono, già da alcuni giorni, Assarmatori e Confitarma. Ma ora il pericolo, con il prolungarsi della chiusura dello Stretto di Hormuz e non tanto la carenza di carburante, quanto i forti rincari, si fa più concreto. Tanto che agli armatori, per le associazioni di categoria, in alcuni casi converrebbe quasi tenere le navi ferme, pagando lo stesso i costi come equipaggio e manutenzione.
Nel frattempo, però, arrivano i primi ribassi per benzina e diesel, dopo i cali degli ultimi giorni del prezzo internazionale del petrolio. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, parla di esortazione accolta da parte delle compagnie petrolifere. Eppure per ora i ribassi non superano gli 1,4 centesimi (per il gasolio, mentre per la benzina si arriva solo a 0,3 centesimi), a fronte di cali di Brent e Wti, i principali indici mondiali del greggio, di circa il 15% negli ultimi cinque giorni (tuttavia, dicono le compagnie, conta il prezzo dei prodotti raffinati, che sarebbe più lento a scendere). Il caro carburanti, secondo il Codacons, costa ai cittadini italiani 150 milioni a settimana e ne fa guadagnare 88 milioni in più ai petrolieri e 61 milioni allo Stato (attraverso le tasse, in parte però reinvestite nel taglio delle accise). Mentre per quanto riguarda i voli, come anticipato ieri da Il Messaggero, a fronte di rincari generalizzati (al livello globale già di oltre il 30% e con altri aumenti in arrivo per le tratte europee), stanno crollando i prezzi per le mete esotiche, dalle Maldive alla Thailandia, vista la paura dei viaggiatori rispetto a possibili cancellazioni a ridosso della partenza che ha fatto crollare la domanda. Il calo, secondo Assoutenti, arriva fino al 28% rispetto al periodo pre-guerra in Medio Oriente, con il paradosso che volare verso Sicilia e Sardegna a Pasqua costava di più che andare alle Seychelles, a Sharm el-Sheikh o in Indonesia. Secondo Confesercenti-Cer, «anche con una tregua duratura e un graduale rientro dei prezzi dell'energia, sarebbero necessari sette-otto mesi per tornare a una piena normalizzazione». E la crescita del Pil rischia di calare quest’anno dello 0,3%.













