Mentre gli occhi del mondo delle due ruote guardano in trepidante attesa verso il Nord della Francia, a una Parigi-Roubaix che potrebbe ridisegnare gli equilibri del ciclismo moderno, c'è uno scanzonato fanciullo francese che, nel nord della Spagna, bussa con forza alla porta del presente, perché essere il futuro non gli basta più.
Il suo nome è Paul Seixas, ha 19 anni, e il Giro dei Paesi Baschi è stato un suo monologo. Ha cacciato via dal palcoscenico tutti gli altri corridori, relegandoli a comparse, ha ragionato in corsa e parlato nelle interviste con la confidenza di un mattatore.
Alla sua seconda stagione tra i professionisti, non aveva mai vinto nel circuito World Tour; in molti non lo davano nemmeno tra i favoriti. Lui se l'è legata al dito, evidentemente: ha vinto la prima tappa a crono, la seconda staccando tutti in salita, poi la quinta in una volata a due; nella classifica generale dell''Itzulia' ha scavato una voragine tra sé e tutti gli altri. Perfino quando non ha vinto si è messo in luce, come quando nella quarta frazione ha attaccato buttandosi in picchiata dopo un Gpm. "Non tutti hanno un buon livello in discesa, volevo colpirli nel morale", aveva dichiarato nel dopotappa, col suo viso pulito da adolescente - incorniciato da un ricciolo sbarazzino - a fare da contraltare a un'attitudine da serial killer.












