VERONA - Il Vinitaly numero 58 si avvicina (da domenica 12 a mercoledì 15 a Verona Fiere, www.vinitaly.it) ma il clima non è proprio quello della celebrazione. Si stapperanno migliaia di bottiglie, come sempre, ma senza far troppo rumore. Pochi botti, insomma. Del resto se non c'era tanto da stare allegri un anno fa, figurarsi adesso.

E infatti, secondo un sondaggio condotto dall'agenzia toscana WineNews, il 2025, in termini di bilancio, si è chiuso in parità per il 53 per cento delle aziende e in calo, seppur leggero, per tutte le altre. Insomma, per quanto ci si sforzi di essere ottimisti e cercare spiragli (in fondo i consumatori di vino italiani sono pur sempre 30 milioni) fra le nubi che si addensano, ci sono più pressioni (e riflessioni) da affrontare che trionfi da esibire.

Il calo dei consumi è un trend avviato da tempo ma accentuato di recente da una serie di cause. Nessuna del tutto banale.

Ad esempio le sempre più diffuse tendenze salutistiche, alimentate anche dagli allarmi sulla nocività dell'alcol che periodicamente vengono riproposti da nuovi studi. Anche il più recente, presentato due settimane fa alla Sessione Scientifica Annuale dell'American College of Cardiology, associa il consumo di alcol, anche moderato, ad effetti dannosi per la salute.