“Iproduttori, quest’anno, andranno a Vinitaly con uno spirito particolare. È un po’ come dire, citando Camilleri, ‘tengo un cuore d’asino e un cuore di leone’: c’è fatica, ma anche coraggio”.

L’enologo e docente Gianpiero Gerbi sintetizza così lo stato d’animo di produttori e wine expert alla vigilia del Vinitaly. La fiera di Verona (12-15 aprile) si preannuncia come un momento chiave per il settore vitivinicolo italiano, non solo per il suo valore commerciale, ma soprattutto per la capacità di rappresentare il sentiment, le criticità e le prospettive del comparto.

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Ad aprire la riflessione è Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e tra i professionisti del settore più autorevoli a livello internazionale: “Serve una disamina cosciente, veritiera e razionale del momento. È una fase particolare, i tempi e i modi della soluzione dipendono da noi, da come affrontiamo il problema. Per prima cosa dobbiamo analizzare a fondo i motivi del calo dei consumi, legati in primis alla campagna denigratoria che c’è stata negli ultimi anni nei confronti del vino”.

Il quadro, però, è meno negativo di quanto si possa pensare. Secondo i dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, in Italia i consumatori di vino sono oggi poco meno di 30 milioni, pari al 55% della popolazione: un dato stabile negli ultimi cinque anni e in lieve crescita rispetto al 2011 (+600mila persone). La platea quindi si allarga, ma il punto è che si beve meno.