«Un sì ti conferma, ma un no ti riaccende». È questo il cuore del discorso di Giorgia Meloni che torna in Parlamento, per la seconda volta in un mese, in occasione dell’informativa sull’azione del governo. La premier chiarisce subito che «non c’è alcuna ripartenza da fare posto che il governo non si è mai fermato», non c’è alcuna fase 2, 3 o 4, ma soprattutto non c’è in vista alcun rimpasto, figurarsi le dimissioni. Non servono nuove linee programmatiche perché «le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo». Insomma la tempesta è passata e vuole dare l’idea di chi ha ripreso il proprio posto di comando, «non scappo né mi dimetto: governerò 5 anni». Inevitabile partire dal referendum perso che, nonostante gli sforzi preliminari per distinguerne l’esito dalla tenuta del governo, ha provocato uno scossone nella maggioranza. Per la premier è stata «un’occasione persa per modernizzare l’Italia». A pagarne le conseguenze sono stati Delmastro, Bartolozzi e Santanché. «Rimaniamo saldamente garantisti - sottolinea Meloni - ma abbiamo ancora una volta anteposto l’interesse della Nazione a quello di partito». «L’auspicio (...) è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato (...) abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete (...) possibilmente in un clima di collaborazione». E qui si intravede già quello che sarà la struttura del suo intervento sospeso fra la sfida alle opposizioni e la richiesta di collaborare.
Meloni, la rabbia e l'orgoglio contro il partito cinese: “Da voi solo insulti. Avanti fino alla fine”
«Un sì ti conferma, ma un no ti riaccende». È questo il cuore del discorso di Giorgia Meloni che torna in Parlamento, per la...












