Apoche ore dal risultato del referendum su lavoro e cittadinanza, Giorgia Meloni torna ad attaccare il centrosinistra perché, sottolinea, "cerchiamo di essere onesti, mi pare si sia trattato di un referendum sulle opposizioni più che sul governo, e che tra l'altro il responso sia stato abbastanza chiaro". Nella maggioranza, assicura la premier intervenendo in videocollegamento con la celebrazione del 25esimo anniversario del quotidiano 'Libero' in corso al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, "non cambia niente, noi andiamo avanti col nostro lavoro". Sul referendum, confessa quindi la presidente del Consiglio, "la reazione della sinistra al risultato non mi ha sorpreso perché ragiona sempre nello stesso modo: se vince le elezioni di qualunque genere, allora è un trionfo della democrazia, se perde le elezioni di qualunque genere, allora c'è un problema di democrazia. E addirittura si mettono in discussione le regole della democrazia, visto che in questi giorni gli esponenti della sinistra hanno dichiarato che adesso bisogna rivedere il quorum, abolirlo…". Secondo l'inquilina di palazzo Chigi, poi, ci sono stati "commenti abbastanza surreali nel tentativo di mascherare un esito che non sfugge a chiunque sia intellettualmente onesto. Abbiamo una opposizione che dichiara vittoria anche senza aver raggiunto il quorum, che proclama trionfante che Meloni è stata sconfitta perché il numero di chi ha votato è superiore ai voti che il centrodestra ha raccolto alle politiche, cosa peraltro non vera. C'è stato addirittura chi ha detto che loro sapevano benissimo che non sarebbe mai stato raggiunto il quorum e quindi non è una sconfitta. Però, perdonatemi, se sapevate che non avreste mai raggiunto il quorum perché ci avete fatto spendere 400 milioni di euro per organizzare il referendum? È tutto abbastanza curioso".