Giorgia Meloni torna a parlare, questa volta in Senato. In replica dopo la discussione generale sulle comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, la premier ha voluto iniziare "chiedendo un applauso per l’assoluzione del vicepremier Matteo Salvini dall’accusa infondata di sequestro di persona e per la definitiva affermazione del principio che un ministro dell’Interno che difende i confini italiani sta facendo il suo lavoro e niente di più”.

Poi ha ricordato che "abbiamo fatto una legge di bilancio seria, siamo persone serie e sappiamo che l'Italia ha ampiamente pagato in termini reputazionali - e non solamente reputazionali - le allegre politiche che sono state portate avanti negli anni passati". Da qui l'attacco a Pd e compagni: "Il senatore Nicita diceva che dobbiamo liberarci dall'ideologia. Dovrebbe farlo l'opposizione: questo bisogno di semplificare sempre tutto, di dire è bianco o nero, state con quello o con questo, questa è ideologia. Le scelte che dobbiamo prendere sono complesse e, se non andiamo dentro la complessità, ci troveremo all'angolo. Ma io all'angolo questa nazione non ce la vogliamo portare, non ragioneremo mai con questa superficialità". E sul calo della produzione che le contestano, Meloni chiarisce: "Non è legato a me, non siamo in Unione sovietica".