Un dietrofront inatteso ha segnato un punto decisivo nella guerra in Medio Oriente. Donald Trump, attraverso un messaggio affidato al suo social Truth, ha concesso una proroga di due settimane dell’ultimatum lanciato contro l'Iran. «La ragione di tale decisione - ha scritto il presidente Usa - risiede nel fatto che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a un punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo riguardante una pace a lungo termine con Teheran, nonché la pace in Medio Oriente». Questa tregua, tuttavia, non è un assegno in bianco: Washington ha vincolato lo stop ai bombardamenti all’apertura immediata e totale dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per l’economia globale.

Il percorso che ha portato a questa distensione è frutto di una complessa triangolazione diplomatica che ha visto il Pakistan e la Cina giocare ruoli di primo piano. Secondo quanto ricostruito dal New York Times, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha dato il via libera formale al cessate il fuoco solo dopo una pressante opera di mediazione di Pechino. Il governo cinese, secondo il quotidiano statunitense, avrebbe infatti esortato Teheran alla massima flessibilità, consapevole che un’escalation avrebbe compromesso i flussi energetici verso l’Asia. Parallelamente, come riportato dalla Bbc, il Pakistan ha offerto il terreno neutro di Islamabad come sede per i colloqui ufficiali, agendo da garante per entrambe le parti in una crisi che rischiava di sfuggire al controllo.