L’Isis, per mezzo del suo bollettino al-Naba, ha invitato i propri estimatori a incendiare chiese e sinagoghe nel periodo di Pasqua, indicando come bersaglio l’Occidente intero, dagli Usa all’Europa, fino al Medio Oriente. Il repertorio è quello canonico del jihadismo: colpire i luoghi di culto, i simboli della continuità storica, nei giorni della massima esposizione pubblica, quando la fede si rende visibile e dunque, agli occhi dichi la assale, finalmente umiliabile. Il messaggio coincide con un modello noto agli apparati: propaganda diffusa, radicalizzazione online, appello all’azione individuale, bersagli religiosi e civili, sincronizzazione con il calendario delle festività. Mentre una certa sociologia politica occidentale si trastulla sui mitologici «rischi dell’islamofobia», Europol continua a indicare il terrorismo jihadista come il principale pericolo per la sicurezza europea: nel 2024 ha contato 58 attacchi terroristici tra compiuti, falliti e sventati nell’Ue.