GERUSALEMME – “Ai nostri amici cristiani in Israele, negli Stati Uniti e in tutto il mondo auguriamo una Pasqua serena e gioiosa”, dice il premier Netanyahu: “I cristiani sono perseguitati in tutto il Medio Oriente, nella nostra regione solo Israele protegge la nostra comunità cristiana che sta crescendo e prosperando”. Comincia così la Pasqua cattolica di Gerusalemme, con il messaggio del primo ministro israeliano per spegnere le polemiche dopo il divieto imposto una settimana fa al patriarca latino, il cardinale Pizzaballa, di entrare nel Santo Sepolcro per officiare la messa della domenica delle Palme. Oggi Pizzaballa è arrivato al Sepolcro di buon mattino, per la messa pasquale nella basilica rigorosamente a porte chiuse, davanti a un gruppo di frati francescani residenti all’interno del complesso e ad alcuni preti.
Niente fedeli, anche oggi. I pochi che ci hanno provato sono fermi davanti alle balaustre controllate dalla polizia all’inizio del vicoletto dove si trova il portoncino di metallo di accesso al Sepolcro, l’unico accesso utilizzato in questi giorni di regole ferree. L’altro ingresso, quello di legno nel vicolo sul lato opposto del cortile, è chiuso stabilmente. Le regole sulla città murata applicate con alterna severità dalle forze dell’ordine in base alla potenziale presenza di fedeli in arrivo – con lo scopo di mantenere bassissimo “per ragioni di sicurezza” il numero di persone nei vicoli del centro - oggi sono particolarmente dure. Le forze dell’ordine bloccano l’accesso a ognuna delle porte, consentendolo solo ai residenti e ai negozianti, ai giornalisti accreditati e a pochi altri con una selezione quantitativa e discrezionale agli ingressi. E’ una giornata speciale perché intreccia le feste pasquali di tutte le comunità eccetto quella musulmana, già respinta venerdì alle porte della spianata delle moschee dove si trova Al Aqsa.









