Ancora una volta, in Terra Santa, la Pasqua sarà celebrata in tono dimesso e forse ancora di più. Dopo gli attacchi condotti dai pasdaran iraniani pure nel corso degli ultimi giorni del ramadan la tensione è altissima.

Celebrazioni, processioni, riti: cancellati, limitati. La guerra condiziona anche le pratiche di devozione e gli effetti si sono visti anche in quanto è successo durante la domenica delle Palma, il patriarca di Gerusalemme bloccato prima di entrare nella basilica del Santo Sepolcro.

Era già stata annullata la tradizionale processione, che dal Monte degli Ulivi sale fino alla città vecchia; nei giorni scorsi le autorità israeliane avevano vietato per ragioni di sicurezza la Via Crucis, tanto cara ai fedeli e ai rari pellegrini.

L'accesso alla basilica del Santo Sepolcro già da tempo è stato fortemente limitato, rendendo le celebrazioni solenni impossibili. La Pasqua si annuncia quasi esclusivamente vissuta con i residenti locali e il clero, senza il consueto afflusso internazionale dei pellegrinaggi.

Da quando è divampato il conflitto in Medio Oriente, il 28 febbraio, le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti, anche nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee. Gli assembramenti pubblici sono limitati a circa 50 persone.