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Nella basilica deserta per le restrizioni legate al conflitto, il patriarca di Gerusalemme lancia un messaggio di speranza contro guerra, paura e odio
Le celebrazioni al Santo sepolcro vanno avanti e il cardinale patriarca Pierbattista Pizzaballa ha presieduto la cerimonia della vigilia Pasquale. La funzione, uno dei momenti più attesi della settimana santa a Gerusalemme, generalmente attirava centinaia di fedeli nella basilica. Questa volta invece Pizzaballa dovuta celebrare davanti a soli 20 persone, i frati residenti nel Santo sepolcro. Nell’omelia il patriarca ha fatto un accenno alla situazione di restrizioni che si vive a causa del pericolo dei missili iraniani.“ Le porte sono ancora chiuse. Il silenzio è quasi assoluto, rotto forse dal rumore lontano di ciò che la guerra continua a seminare in questa terra santa e lacerata”, ha detto il porporato bergamasco. Omelia è continuata sottolineando però come “proprio qui, in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio”. Il cardinale ha avuto parole di speranza: ” anche noi oggi celebriamo con una fede provata, fragile, forse è stanca eppure ancora in piedi. Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene qualcuno “.











