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Dopo lo stop di domenica, il Patriarca ha potuto presiedere la liturgia del giovedì santo nella cappella del Santissimo Sacramento
Le polemiche sono alle spalle e oggi il patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa è tornato al Santo Sepolcro ed ha celebrato la messa in Coena Domini. La celebrazione di questa mattina è il risultato dell’accordo trovato con le autorità israeliane per permettere le liturgie pasquali di fronte ad un piccolo gruppo di religiosi.
Nell’omelia per la messa del giovedì santo a porte chiuse, Pizzaballa ha ricordato che il Santo Sepolcro è “il luogo dove una pietra sigillò la morte”. “Eppure - ha osservato il patriarca - ora siamo qui per celebrare la vita”. Un passaggio sull’attualità c’è stato quando il francescano ha detto che “c’è una tensione che non possiamo ignorare: fuori, le porte del Santo Sepolcro sono chiuse. La guerra ha reso questo luogo un rifugio, un dentro separato da un fuori carico di tensione”. Però, ha detto Pizzaballa, “noi siamo qui come in un grembo di pace, mentre intorno il mondo si lacera, e vorremmo poter cambiare tutto questo”. Commentando il gesto di Gesù durante l’ultima cena, il cardinale ha spiegato che “l’’Eucaristia non è separabile dalla lavanda dei piedi. Non sono due momenti diversi: sono due espressioni dello stesso amore. Il corpo spezzato sull’altare è lo stesso corpo che si inginocchia davanti ai discepoli. Se separiamo le due cose, perdiamo il senso di entrambe”. Lui stesso ha lavato i piedi a dodici frati.







