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Ultimo aggiornamento: 7:59
“L’immagine del cardinale Pizzaballa che dal Getsemani solleva la croce rivolto verso le mura della Città Vecchia di Gerusalemme è un messaggio pacifico ma chiaro alle autorità di Israele. Dice ‘noi siamo qui‘”. La decisione di Tel Aviv di impedire l’accesso al Patriarca latino di Gerusalemme al Santo Sepolcro nella Domenica delle Palme non solo ha scatenato le proteste della comunità internazionale, ma ha di nuovo sollevato la questione della condizione dei cristiani in Terra Santa, sempre più vittima di soprusi da parte delle istituzioni d’Israele. Paola Caridi, giornalista, scrittrice e profonda conoscitrice della storia di Israele e Palestina, racchiude in questa immagine tutta la sofferenza e la resistenza delle comunità cristiane che pagano, come i musulmani, la ‘colpa’ di non essere ebree: “In Israele e nei Territori occupati – spiega a Ilfattoquotidiano.it – un cattolico, un ortodosso, un armeno o un musulmano è innanzitutto un palestinese. E come tale viene trattato dal governo”.
Prima di tutto ci sono i numeri a mostrare come le violenze e i soprusi nei confronti della comunità cristiana in Israele e nella Gerusalemme occupata abbiano conosciuto un incremento di quasi il 40% in un solo anno, grazie anche al nuovo governo guidato da Benjamin Netanyahu e sostenuto dai ministri estremisti Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Nel 2023, primo anno dell’esecutivo Netanyahu 7, i casi registrati sono stati 90. L’anno successivo sono diventati 111 per poi salire fino a 155 nel 2025. Si tratta di offese, sputi, profanazioni di tombe e luoghi sacri, ma anche di violenze fisiche. E a commetterle, nell’impunità, sono quasi sempre estremisti religiosi, ultranazionalisti e coloni. “Questi dati, che pure raccontano di un aumento delle violenze, rappresentano solo una piccola parte del totale – tiene a sottolineare Caridi – Se a Israele e Gerusalemme occupata si aggiungono tutti i territori della Cisgiordania, il numero risulterà ben più alto. Penso a luoghi simbolo del cristianesimo come Taybeh, dove quasi quotidianamente si registrano attacchi ai danni delle popolazioni”.














