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Ultimo aggiornamento: 17:29
di Riccardo Capanna
“Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”.
Serviva non celebrare una messa per avere finalmente una linea forte e chiara da parte della premier Giorgia Meloni sulle continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele con oltre 70 mila morti a Gaza, non le aggressioni ormai giornaliere dei coloni impuniti contro i palestinesi in Cisgiordania, non l’invasione del Libano e attacchi ad altri sette Stati vicini, non la guerra all’Iran che anzi “non condanno e non condivido”: una messa non celebrata. Giorgia Meloni è la stessa che da sempre, in Italia, ha protestato contro l’apertura di nuove moschee e centri culturali islamici, negando la libertà di culto alla comunità islamica italiana, una minoranza così come la comunità cristiana d’Israele.











