'Fermezza nel rivendicare le proprie decisioni, in nome della sicurezza, ma volontà di trovare una soluzione che scongiuri una frattura con la Chiesa, nel rispetto di una settimana così importante per il mondo cattolico: è questa la linea adottata da Israele di fronte alla bufera provocata dal divieto al cardinale Pierbattista Pizzaballa di entrare nel Santo Sepolcro in occasione della Domenica delle Palme.
Gerusalemme, come tutto il Paese, "è una zona di conflitto" dove cadono di continuo missili, ha sottolineato l'ambasciatore Jonathan Peled, ricordando che il patriarca era stato avvisato delle limitazioni.
Allo stesso tempo l'ondata di proteste, inclusa quella del governo italiano, ha convinto Benyamin Netanyahu a ricalibrare la sua posizione, annunciando un "piano" che permetta ai "leader religiosi" di celebrare le funzioni "nei prossimi giorni".
Per gli stessi motivi il premier non vuole alimentare una crisi con Roma. E così il suo rappresentante diplomatico, che è stato convocato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, pur rilevando che avrebbe preferito una "risposta diversa" dall'Italia, ha fatto sapere che l'interlocuzione sarà "aperta e sincera, a volte magari un po' conflittuale ma senz'altro di dialogo", come accade tra "amici" che possono avere "differenze di vedute".












