Dio rispedisce sempre al mittente le suppliche e le invocazioni di quei leader che si rendono responsabili di atroci operazioni militari, causando lutti a catena tra innocenti. «Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue». In piazza san Pietro, ieri mattina, Papa Leone ha pronunciato questa frase lapidaria che suona come una pesantissima condanna morale senza scendere in particolari, né fare riferimenti di sorta. Ancora una volta si è fatto però interprete dei patimenti di quei poveri cristi che nel mondo soffrono per i troppi conflitti avviati per oscuri disegni di potere, sotto la spinta dell'idolatria del denaro e delle lobby delle armi. Anche il giorno prima, a Monaco, lo aveva fatto presente. Ieri invece Prevost ha guidato personalmente la solenne processione della Domenica delle Palme che evoca l'ingresso di Cristo a Gerusalemme e che dà il via alla Settimana santa che culminerà nella Pasqua domenica prossima.

Mentre sul sagrato Leone XIV celebrava attorniato dai cardinali e dai vescovi celebrava, qualche ora prima a Gerusalemme, proprio davanti al portone del Santo Sepolcro, si era consumato uno degli episodi più gravi degli ultimi decenni destinato a scavare altri solchi tra la Santa Sede e Israele. Alcuni militari israeliani avevano, infatti, appena sbarrato la strada al cardinale Pierbattista Pizzaballa che accompagnato dal frate Custode di Terra Santa si stava dirigendo semplicemente verso la basilica più sacra per i cristiani. Era sua intenzione portare a termine un atto di fede privato, almeno per far salva la simbologia, vista la liturgia domenicale. Lo scambio che ha avuto con i soldati israeliani non deve essere stato facile al punto da essere stato costretto a fare velocemente retromarcia e tornare indietro. Morale: niente preghiere sul sepolcro di Cristo. Del resto le regole imposte da Israele in questo periodo di guerra a tutte le religioni presenti sul suo territorio restano inderogabili. I missili iraniani rischiano di cadere ancora sulla Città Vecchia, come del resto è accaduto pure una decina di giorni fa proprio sul tetto del Santo Sepolcro. Ovviamente il divieto emesso dal governo israeliano il 28 di febbraio resta qualcosa di insolito da digerire al punto da causare enorme pena anche a Papa Leone. L'argomento delle celebrazioni vietate per tutta la Settimana Santa l'ha voluto affrontare personalmente, parlando durante l'Angelus sebbene in modo indiretto e soft, come è suo stile, senza innalzare il livello di scontro, per non surriscaldare un clima già rovente.