Troncare sopire, sopire troncare. Giuseppe Conte va a Niscemi, in Sicilia, per sbraitare contro il governo. Ma non dice niente del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari, che si trova a pochi chilometri dalla cittadina siciliana colpita dalla frana, che garantisce agli Stati Uniti l’operatività militare nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Insomma, un architrave della politica estera americana e che, fino a pochi giorni fa, apertamente osteggiato dal Movimento 5 Stelle, che si è sempre posto alla testa delle proteste contro l’infrastruttura. L’ultima manifestazione per dire no al Muos è stata di quattro gironi fa. Eppure, Conte ieri su questo ha sorvolato. Nessun commento, niente di niente. Certo, il sospetto che si fa avanti è che sia la sua vicinanza a Donald Trump - di cui ha incontrato martedì il plenipotenziario a Roma, Paolo Zampolli, come raccontato da Libero - a spiegare la sua reticenza.

Meglio non rompere troppo con gli Usa, nonostante le feroci invettive (pubbliche) contro la guerra scatenata da Washington contro l’Iran e il sostegno incondizionato dell’amministrazione americana a Israele. Del resto, come spiegare altrimenti il suo silenzio? Anche perché il tema è di stretta attualità: non solo perché il Muos è un tassello fondamentale delle operazioni militari americane in Medio Orienta, ma anche perché rischia di crollare, visto che sorge ad appena otto chilometri di distanza dalla frana che ha travolto Niscemi, all’interno della Riserva Sughereta. Il fenomeno franoso che interessa il Muos è indipendente da quello che ha interessato il paese di Niscemi, anche se geologicamente simile. E questo preoccupa gli abitanti: «Un abbassamento dell’inclinazione potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze molto gravi per la popolazione» denuncia il comitato No Muos.