La gara per la leadership del centrosinistra, ormai ufficialmente iniziata, ieri ha sfiorato uno dei nodi ancora irrisolti della coalizione in fieri: la politica estera. In particolare, gli aiuti militari all’Ucraina e la difesa europea. Argomenti su cui, come è noto, le posizioni restano distanti. Ieri, però, c’è stata una novità. Ed è arrivata, di nuovo, da Giuseppe Conte, che dopo aver spiazzato il Pd con la disponibilità a fare le primarie, ieri ha fatto il bis dicendo che non se ne parla di acquistare gas dalla Russia, fino a quando non ci sarà la pace. Parole che sono una netta correzione di rotta non solo rispetto alla linea fin qui tenuta dal M5S, ma anche di fronte alla dichiarazione fatta pochi giorni fa da Stefano Patuanelli. L’ex capogruppo del M5S, infatti, facendo scattare l’allarme in quegli ambienti progressisti che considera inaffidabile il M5S, aveva promesso che «con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina».
L’occasione dell’ennesima inversione a U è stata la convention di Più Europa, il partito di Riccardo Magi ed Emma Bonino, al Nazionale Spazio Eventi di Roma. C’erano praticamente tutti i papabili candidati premier della coalizione progressista: Ernesto Maria Ruffini, Alessandro Onorato, Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi, Giuseppe Conte. Il titolo, “Tutta l’Europa che manca”, imponeva di parlare soprattutto di politica estera. E così è stato. «Sul conflitto russo ucraino», ha detto Conte, «abbiamo sensibilità diverse, ma sono stato promotore di una risoluzione comune, riconoscendo su questo punto che l’aggressione russava sanzionata. Non dobbiamo acquistare gas russo finché non ci sarà un trattato di pace».






