Un risultato non auspicato ma neanche inatteso, considerata "la comunicazione schizofrenica portata avanti da qualche partito del governo, che ha portato a un flusso di voti contrari provenienti dal centrodestra".

Stefano Ceccanti, costituzionalista di area dem e fautore del sì, all'interno di una coalizione schierata per il no, non si dice troppo stupito del risultato del referendum sulla giustizia, ma non nasconde la sua amarezza per un esito che, per colpa di "gaffe e incidenti istituzionali", ha "disperso il contributo della sinistra liberale".

L'analisi del voto, basata sui dati preliminari, chiarisce Ceccanti, "mostra come una parte significativa della coalizione di centrodestra si era mossa a partire da un dna giustizialista e ha avuto difficoltà a difendere il merito della riforma, spostando erroneamente la campagna sul rapporto tra politica e magistratura". Così facendo "ha sconcertato anche una porzione del proprio elettorato: alcuni si sono astenuti, altri hanno votato No. In questo modo è stato più che compensato il contributo della Sinistra del Sì".

"Non era semplice spiegare al loro elettorato questa riforma - dice all'ANSA - ma il modo in cui alcuni partiti di governo lo hanno fatto, ovvero con messaggi confusi e schizofrenici, ha contribuito a spingere elettori di centrodestra per il no. Sappiamo le cose sbagliate che sono state dette, non è un problema di singoli episodi ma del'evoluzione di una parte del centrodestra, che si è spostata su posizioni giustizialiste". Un'occasione sprecata per cambiare un sistema giudiziario che andava riformato, per Ceccanti che ripercorre la genesi della sua posizione.