Professore ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma e membro della Camera dei deputati fino al 2022, Stefano Ceccanti, è “il costituzionalista del Pd” al quale praticamente tutti i colleghi parlamentari (non solo dem), almeno una volta, si sono rivolti per farsi decifrare articoli di legge e bozze di riforme in discussione. In tema di giustizia, Ceccanti non ha mai nascosto le sue idee: la storia ci ricorda che separare le carriere è una battaglia progressista, ha spiegato tempo fa. Una linea molto diversa, però, rispetto a quella della segretaria dem, Elly Schlein, e al resto del cosiddetto campo largo che sostiene, invece, le ragioni del No in linea con l’Anm. Come ha scritto Libero, il sindacato delle toghe ha cominciato la campagna referendaria con discutibili cartelloni nelle principali stazioni italiane e sabato il fronte del No darà vita a un’assemblea pubblica a Roma. Due giorni dopo, Ceccanti e altri dem, si riuniranno invece a Firenze: è la sinistra per il Sì.

Professore, da tempo lei si batte per il sì alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri al punto da avere fondato anche un comitato al quale aderiscono molti illustri esponenti del Pd e del centrosinistra. Perché sì?