Stefano Ceccanti è uno dei nomi finiti nell’elenco di chi ritiene che i riformisti del Pd, da ultimo quelli che hanno detto di voler votare sì al referendum sulla giustizia (ma anche chi vota per la difesa dell’Ucraina o per la difesa europea), starebbero meglio fuori dal Pd. Un elenco che ha fatto parlare a Pina Picierno di «clima irrespirabile».
Lo sente anche lei questo clima? «Vedo un clima che non è quello che ci si attenderebbe intorno a un partito a vocazione maggioritaria. Un partito di questa natura non può essere omogeneo come una forza piccola. Certo, c’è il problema di come si produce una proposta complessiva che non sia una mera somma, ma alcune critiche esagitate hanno in mente partitini minoritari e soffrono la complessità. Non a caso vengono spesso da protagonisti di scissioni della sinistra».
È vero che, come dice Graziano Delrio, si è aperta la “caccia ai riformisti”?
«Che ci possano essere spinte settarie ci può anche stare, ma la preoccupazione è che non siano governate e frenate. Altrimenti il gruppo dirigente sega il ramo su cui siede».
Per alcuni un Pd più coeso, senza dissenso interno, è più forte.






