«Siamo preoccupati per il Pd», dice Lia Quartapelle, aprendo l’appuntamento dei riformisti dem a Milano. Convintamente nel Pd, leali a chi guida. Però. E da quel “però” si apre un mondo. Si apre la prima, vera, critica alla linea attuale. «Il Pd», dice ancora Quartapelle, «sta perdendo l’ambizione di risolvere i problemi reali delle persone, si fa la diagnosi, ma manca il coraggio di dire come si risolvono i problemi». Si partecipa alle mobilitazioni, ma poi «noi cosa proponiamo?». E ancora: «Le elezioni si vincono anche convincendo le persone che non stanno già con noi». Fino al colpo finale: «Se si va avanti così, io ho paura che il centrodestra rivinca».

Il clima, al Teatro Parenti, è di quelli che, dopo una lunga apnea, finalmente respirano. Una specie di rito collettivo in cui, finalmente, si dice liberamente quello che, da tre anni, non si è potuto dire. Qualche esempio. Quartapelle: «Noi siamo testardamente unitari, ma non la con formuletta dell’alleanza con Avs e M5S, siamo testardamente unitari con chi vuole un’Europa forte e unita, un’Italia della crescita e dello sviluppo», «il Pd deve superare i limiti di un campo largo troppo spesso angusto e stretto». Oppure Lorenzo Guerini: «Unire le opposizioni», dice, «è un passo necessario, ma non sufficiente. Bisogna creare una credibile alternativa di governo». E dunque «nessuna ambiguità sull’Ucraina», dice Guerini. «È distonico chi non è nel solco del partito del Socialismo europeo, non chi vota in un certo modo». E ancora: «Immaginare che alle prossime elezioni politiche si vinca semplicemente sull’astensione e mobilitando i tuoi è sbagliato. E «se la radicalità è stare con le curve ed escludere tutto il resto dello stadio, non facciamo un buon servizio».