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Ultimo aggiornamento: 15:03
Ho riflettuto parecchio su come argomentare il mio No, perchè quasi tutte le opinioni che avrebbero dovuto convincermi a votare NO contenevano così tanti tecnicismi da scoraggiarne l’approfondimento. E ve lo dico io, una persona che frequenta tribunali, affronta processi, che ormai da anni ha una discreta dimestichezza con la legge.
Ho anche chiesto ai miei avvocati o ai miei amici avvocati cosa voteranno, uno si asterrà (trova che ci siano delle buone ragioni per votare sì, ma che una parte delle conseguenze, se vincesse il sì, sia pericolosa), altri voteranno convintamente no.
Nel frattempo, mentre provavo a farmi un’idea, osservavo come questo governo stesse cercando di convincermi a votare sì, e alcuni escamotage sono così storti e disonesti che anche questi sono diventati argomenti per votare no. Se la premessa con cui vuoi convincermi è falsa, non puoi volermi condurre alla verità. La strumentalizzazione di casi a orologeria come Garlasco (ricordiamoci di De Rensis ospite di Atreju), La casa nel bosco o David Rossi per convincerci che i magistrati siano tutti lestofanti, incapaci, brutti e cattivi, è un’operazione indegna. Così come è stato indegno, da parte di Meloni, sfuggire dal confronto con i giornalisti, gli avvocati, i magistrati, sfuggire dalle domande serie e scomode o far passare l’intervista a un rapper come un confronto, anzichè come un tentativo disperato di trasformare in voti i like di un influencer. Del resto, per vincere in un confronto Meloni deve trovarsi davanti chi di giustizia non sa nulla, chi non può incastrarla masticando la materia e i tecnicismi. Poi per carità, legittimo parlare con i nuovi media, ma non saltando furbescamente il confronto con gli esperti.










