BELLUNO - Pensionamento di un medico: scatta subito l’effetto domino. E il “trasloco” degli assistiti diventa un problema. «Siamo al limite: i 1.600 pazienti di Antonio Carella resteranno senza medico e a noi viene chiesto di prenderne circa 200 a testa per due mesi. Ma poi cosa succederà?». A lanciare l’allarme è Gianluca Rossi, medico di base, referente dell’associazione Calibe. Suo l’appello all’Ulss 1 Dolomiti: «Servono risposte concrete, lo dobbiamo ai cittadini e ai giovani medici, sempre più rari sul territorio». La carenza di medici di base torna così a pesare sulla medicina territoriale bellunese. Il trasferimento di Carella, chiamato a coprire il vuoto lasciato dal pensionamento di Fulvio De Pasqual a Ponte nelle Alpi, ha infatti lasciato scoperti circa 1.600 assistiti a Belluno. Per far fronte all’emergenza, l’Ulss ha chiesto ai medici del territorio (Graziella Giubilei, Lucia Pirolo, Gianluca Rossi, Roberto Sernaglia e Antonio Tata) di suddividersi i pazienti dal 1° aprile al 31 maggio, con un massimo di 200 nuovi assistiti ciascuno.
Una soluzione temporanea, basata su criteri di prossimità tra Limana, Castion e Sernaglia della Battaglia, che garantisce continuità ma mette in evidenza le criticità del sistema. Molti medici di famiglia, infatti, operano già oltre i limiti: a fronte di uno standard di 1.200 assistiti (e un tetto massimo di 1.500), diversi professionisti massimalisti hanno già superato i limiti e, con i nuovi assistiti, potrebbero arrivare oltre i 2.000 pazienti, con ricadute su tempi e qualità dell’assistenza. Un quadro aggravato dall’invecchiamento della popolazione, che richiede cure sempre più complesse e continuative. L’aumento dei carichi appare quindi come una soluzione tampone, non strutturale.










