A leggere i dati riportati qualche giorno fa da Roberto Venesia, medico di famiglia e segretario della sezione piemontese del più grande sindacato di categoria, non si può stare tranquilli. Sono 600 i posti da medico di medicina generale attualmente scoperti, di cui almeno 300 servirebbero nell’immediato per assistere migliaia di cittadini che a oggi non sanno a chi rivolgersi quando stanno male. Peccato che i medici disponibili siano a malapena 150.
La situazione non migliora guardando al futuro: al corso di formazione per medici di famiglia, su 170 posti disponibili nella nostra regione stanno frequentando solo in 60. La domanda sorge spontanea: come siamo arrivati a questo punto? I motivi sono diversi. Uno, il più importante, riguarda la qualità lavorativa: troppa burocrazia, alti carichi di lavoro e conflittualità con i pazienti. Ma non solo: le spese per uno studio efficiente (con personale infermieristico e amministrativo) non sono irrilevanti e le tutele sono poche (un esempio: maternità e ferie non sono garantite). E poi c’è il discorso della formazione, oggi non accademica.
Le borse di studio sono inferiori per retribuzione rispetto a quelle universitarie e il titolo non è equiparabile a una specializzazione, rendendo la medicina di famiglia una professione di serie B. Mi ha colpita una recente intervista a Diego Pavesio, medico di famiglia di Moncalieri. Racconta di come sia stato loro chiesto di compilare una parte del fascicolo sanitario elettronico, una sintesi della storia clinica dei pazienti, per almeno il 70% dei loro assistiti. Essendo lui un medico massimalista, questo lavoro avrebbe dovuto farlo per 1.150 pazienti. Basta un rapido calcolo per comprendere la portata della richiesta: contando almeno 15-20 minuti a paziente, questo “lavoretto” richiederebbe oltre 300 ore, che andrebbero a sommarsi a tutto il resto delle attività. Ovviamente, gratis. Insomma, senza incentivi (professionali ed economici) questo mestiere non è più attrattivo. Ed è un problema: la carenza di medici si riflette sull’assistenza ai cittadini. Se a ciò aggiungiamo che la popolazione sta invecchiando e che i pronto soccorso sono sempre più in crisi, va da sé che è necessario puntare su una medicina generale che funzioni .










