Nessuno si attende mosse sui tassi già questa settimana da parte della Federal Reserve e della Banca centrale europea, che mercoledì e giovedì terranno le prime riunioni di politica monetaria post-guerra in Iran. Troppo presto per prendere decisioni. Troppo incerto lo scenario. Troppo ”fresco” il rialzo del prezzo di gas e petrolio. Ma il probabile nulla di fatto di questa settimana sarà amaro: il mercato è ormai convinto che entrambe le banche centrali saranno prima o poi costrette a fare una virata robusta nella loro politica monetaria, per far fronte al probabile aumento dell’inflazione causato dalla crisi energetica in atto. I futures ormai hanno quasi azzerato le aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed nel breve periodo (due settimane fa ne erano attesi due nel 2026, con una certa possibilità che diventassero addirittura tre) e prevedono uno o due rialzi del costo del denaro di 25 punti base da parte della Bce dopo l’estate.
Il film l’abbiamo già visto quando la Russia invase l’Ucraina nel 2022: le banche centrali aspettarono ad alzare i tassi, perché l’inflazione arrivava dal rincaro energetico e loro pensavano fosse temporanea, ma poi furono costrette a fare una brusca inversione a “U“ e a stringere la cinghia velocemente. Furono dolori per tutti. L’inflazione, si capì alla fine, anche se era nata dal rincaro di gas e petrolio, si era poi infilata in tutti i gangli dell’economia diventando strutturale. Aveva contagiato tutto come un virus. La domanda che il mercato si pone è come si comporteranno Fed e Bce questa volta. Reagiranno velocemente? O no? Mercoledì e giovedì, quando Christine Lagarde (Bce) e Jerome Powell (Fed) parleranno in conferenza stampa, arriverà forse qualche indicazione. Nell’arco delle stesse 24 ore si riuniranno poi Bank of Japan, Bank of England e Banca centrale svizzera. Sul mercato fioccano già le previsioni: nessuna mossa questa volta, ma la virata potrebbe prima o poi arrivare. Ma tutto dipende dal prezzo del petrolio.















