Probabilmente in questa settimana cruciale per le decisioni delle autorità monetarie non succederà nulla: la situazione ancora incerta nello scenario mediorientale rende assai difficile, se non impossibile, ogni previsione. La FED, per gli Stati Uniti, la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra tengono le loro riunioni in un momento decisivo, in cui le sorti dell’economia dell’intero globo possono rapidamente precipitare o, più auspicabilmente, volgere verso una schiarita.

In ogni caso, gli effetti del conflitto sono visibili e preoccupanti. A cominciare dall’aumento del prezzo dei prodotti energetici e, con esso, la fiammata inflazionistica che, oggi ancora relativamente modesta in Europa, preoccupa seriamente i consumatori nordamericani. Le decisioni che saranno assunte in questi giorni sono importanti soprattutto in prospettiva, perché porranno le basi della risposta di politica monetaria che dovrà rassicurare consumatori e produttori nella prospettiva dell’intero 2026. I banchieri centrali, se seguissero l’orientamento suggerito dalla teoria ortodossa in tutti i casi in cui si assiste ad un innalzamento dell’inflazione, dovrebbero accrescere il tasso di sconto, in modo da raffreddare l’aumento dei prezzi. D'altronde, già in questi giorni stiamo assistendo ad una crescita generalizzata dei tassi nel mercato delle obbligazioni e dei titoli di debito pubblico, che vanno offrendo rendimenti superiori al livello del tasso di sconto.