Il conto alla rovescia verso le riunioni delle maggiori banche centrali è agli sgoccioli. Questa settimana tocca alla Bce, con i mercati che si attendono un nulla di fatto, mentre la prossima settimana toccherà alla Banca d’Inghilterra, alla Banca centrale giapponese ed alla Federal Reserve. Per quanto riguarda gli Stati Uniti – ancora di più dopo i recenti dati sul lavoro relativi ad agosto sotto le attese – è praticamente certo un taglio ai tassi. Il costo del denaro dovrebbe scendere dall’attuale forchetta del 4,25-4,50% al 4,00-4,25%. Nelle ultime settimane, infatti, i timori per un possibile rallentamento del mercato del lavoro hanno preso il sopravvento – o quantomeno si sono affiancati – a quelli di lunga data su una possibile ripresa dell’inflazione.

Mercati ancora sotto tensione, ecco perché sta aumentando lo stress sui titoli di Stato

Le azioni della Bce

La Banca centrale americana, salvo incidenti di percorso, potrebbe poi tagliare i tassi anche nella riunione successiva (29 ottobre) e – forse – anche nel meeting di dicembre, ma in quest’ultimo caso il condizionale è più che mai d’obbligo. Sui mercati valutari i temi restano i medesimi degli ultimi mesi. Le aspettative per tassi in ribasso da parte della Federal Reserve penalizzano la divisa americana, con il dollar index (un indice che misura la forza del dollaro contro un paniere di valute) sceso sotto 98. Contestualmente il cambio euro/dollaro è nuovamente salito oltre 1,17, mentre il cable, ossia il rapporto fra la sterlina e la banconota verde naviga in area 1,35. Almeno per il momento non pesa particolarmente l’incertezza che aleggia sui conti del Regno Unito in vista della manovra fiscale autunnale, il cosiddetto budget, che ha invece spinto al rialzo i rendimenti dei bond britannici con lunghe scadenze.