Nell’ultima riunione la Federal Reserve ha usato toni ancora da falco, rimandando i tagli ai tassi, in un contesto che aveva quindi sostenuto un temporaneo recupero del dollaro. Successivamente, però, i dati sul lavoro Usa (sotto le attese, che lasciano pensare a un possibile raffreddamento dell’economia) e le rinnovate incertezze sul tema dazi hanno frenato la banconota americana, con il cambio euro/dollaro risalito a 1,164.

La discesa del dollaro è stata ancora più ampia contro la sterlina, in particolare dopo la riunione della Banca d’Inghilterra. I mercati davano quasi per certo un taglio ai tassi (dal 4,25% al 4,00%), per ridurre i rischi di recessione. Le aspettative, però, erano per una votazione abbastanza convinta dei banchieri, verosimilmente con 7 membri del direttivo a favore della sforbiciata al costo del denaro e 2 soli contrario. Il voto, invece, è stato nettamente più incerto, chiudendosi con un serrato 5-4: pesano i rischi di nuove fiammate dell’inflazione. Numeri che hanno sostenuto la sterlina, che è risalita oltre 1,34 contro il dollaro, mentre il rapporto fra l’euro e la divisa britannica è sceso sotto 0,86.

Grande attenzione anche sulle materie prime, con il rame che non ha mostrato segnali di recupero dopo essere sceso del 25% a fine luglio in seguito alla rimozione dei dazi USA sul prodotto raffinato.