L’indagine sul presidente della Federal Reserve sembra non scuotere Wall Street, che nello stesso giorno dell’annuncio ha chiuso in rialzo (+0,17% il Dow Jones, +0,26% il Nasdaq + 0,16% l’S&P 500). Numeri alla mano, il 2026 si è aperto con i mercati azionari che hanno ritoccato i massimi. L’indice americano S&P500 è sempre più vicino a quota 7.000 punti, il NASDAQ naviga sopra i 25.000 punti e il FTSE Mib è tornato – dopo oltre tre lustri – sopra quota 45.000, trascinato dai titoli della difesa (Leonardo, Avio, Fincantieri), ma anche da energetici e lusso, senza dimenticare le banche, ancora a ridosso dei massimi.
“Indagine sui prezzi”. L’Antitrust contro la grande distribuzione
Fra gli altri temi chiave troviamo oro e argento sui massimi (4.591 dollari per l’oro, schizzato dopo l’annuncio sulla Fed), mentre i movimenti appaiono di portata inferiore sul mercato delle valute. Prima delle tensioni Trump - Fed avevamo assistito ad una lenta ma progressiva rimonta del dollaro. Nessun rally, ma un apprezzamento di circa un punto percentuale. Nonostante i dati sul lavoro americani (pubblicati venerdì scorso) leggermente sotto le attese, il dollar index era salito oltre quota 99, anche alla luce di aspettative per un’inflazione a 12 mesi leggermente in crescita.















