Adesso vediamo se i soliti noti della giustificazione a tutti i costi, della sociologia "prêt-à-porter", verranno a dirci che non c’è problema, che è tutto normale (o magari che è colpa nostra, che non sappiamo integrare). I numeri parlano chiaro: in Italia, dietro le sbarre degli Istituti Penali per Minorenni (IPM) o nelle comunità educative, si nasconde un fenomeno allarmante: la radicalizzazione islamica tra i giovani, spesso di seconda generazione. Non si tratta di casi isolati, ma di un trend in espansione assai significativa: sono ben 19 i minori detenuti per reati legati all’apologia del terrorismo jihadista, al reclutamento o ad atti preparatori. Età media: 16 anni. Giovani pronti a esaltare la jihad online, influenzati da siti islamisti e dal clima post-7 ottobre 2023, data spartiacque che ha segnato un’impennata del fenomeno. Lo riscrivo perché deve essere chiaro: dal 7 ottobre il fenomeno cresce esponenzialmente, proprio mentre esplode la retorica ProPal. Solo chi non vuole farlo può non capire.