Non solo moschee e centri culturali dietro cui si celano luoghi di culto abusivi, ma il dilagare del fondamentalismo islamico si registra anche all’interno degli istituti penitenziari, segmento fondamentale della sicurezza nazionale, che consente di avere una panoramica privilegiata su un fenomeno in forte aumento anche in Italia, come lo stesso report dei servizi segreti francesi evidenzia. Numeri di cui il governo, e in particolare il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, è perfettamente conscio, visto che oggi sono circa 200 i soggetti attenzionati che esprimono dottrine jihadiste e che, proprio per questo, si trovano principalmente presso l’alta sicurezza 2 o in reparti ad alta sorveglianza. Gli elementi che sono stati riscontrati dagli addetti ai lavori riguardano personaggi altamente carismatici, che in modo più o meno manifesto si ergono a leader islamici anche all’interno delle carceri, fanno proselitismo e adottano un comportamento che punta a influenzare le dimensioni emotive, valoriali e ideologiche soprattutto nei confronti di soggetti più deboli e facilmente manipolabili. Un’attenta attività di monitoraggio resa possibile anche dal fatto che l'Italia è, dal 2024, membro permanenti del C.a.s.a, il comitato di analisi strategica antiterrorismo, che consente di operare con le altre forze dell’ordine per quanto riguarda la profilazione e l'identificazione di soggetti fortemente pericolosi per la sicurezza nazionale.