La lettera che pubblichiamo oggi è firmata da una donna che si rende conto di essere stata messa da parte in modo silenzioso e descrive quella pressione psicologica che usura e opprime senza mai essere esplicitata

di Sarah Barberis

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Secondo i più recenti dati INAIL, più del 60% delle segnalazioni di disagio lavorativo riconducibili a forme di vessazione organizzativa riguarda le donne, soprattutto nella fascia d’età tra i 40 e i 55 anni. Non sempre si tratta di mobbing in senso stretto: sempre più spesso le denunce parlano di esclusioni progressive, svuotamento del ruolo, perdita silenziosa di responsabilità. È in questa zona grigia, difficile da nominare e ancora più difficile da dimostrare, che si colloca lo straining, dal verbo inglese to strain: forzare, tirare troppo, sottoporre a una pressione continua. La lettera che pubblichiamo oggi racconta proprio il momento in cui Silvia, la nostra lettrice, si rende conto di essere stata messa da parte in modo silenzioso e descrive quella pressione psicologica che usura e opprime senza mai essere esplicitata.Questa settimana risponde Silvia Gazzotti, psicologa del lavoro, che illustra alcune strategie per circoscrivere, definire e affrontare un fenomeno così insidioso e quasi invisibile.