“Parlo a te e a tutte le lettrici di questa rubrica”, scrive Roberta Zantedeschi, consulente HR e business coach umanistica cui abbiamo chiesto di commentare la storia: “Non abbiate paura a chiamare con il nome giusto quello che ci succede in situazioni simili a quella descritta”

di Sarah Barberis

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Secondo analisi basate su dati INAIL e su studi di medicina del lavoro, oltre il 60% dei casi di mobbing denunciati in ambito sanitario riguarda donne e, nella maggior parte dei casi, l’azione vessatoria proviene da un superiore diretto. La dinamica è ricorrente: prima il riconoscimento informale, poi la promessa di crescita, infine la sottrazione progressiva di incarichi, visibilità e — soprattutto — autorevolezza. La storia di Melania di questa settimana racconta bene questa dinamica nel suo funzionamento strisciante e subdolo, capace di erodere lentamente l’autostima e di far dubitare delle proprie facoltà di discernimento. A rispondere, anche per validare le istanze pienamente legittime della nostra lettrice, è Roberta Zantedeschi, consulente HR e business coach umanistica.

Se desiderate raccontare la vostra storia potete scrivere a donnelavoro@repubblica.it e la redazione la valuterà.