La storia arrivata in redazione da una donna che chiede di restare anonima, perché il suo percorso di denuncia è appena iniziato

di Sarah Barberis

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Secondo uno studio pubblicato su BMJ Open, solo una minoranza delle persone che subiscono molestie sul lavoro riferisce di aver ricevuto un supporto adeguato dopo la denuncia: circa una su tre segnala che l’azienda ha adottato misure concrete di protezione, mentre molte riportano isolamento, sfiducia o conseguenze professionali negative. Un’altra ricerca dell’European Institute for Gender Equality mostra inoltre che oltre il 60% delle donne che denunciano molestie sperimenta un peggioramento del proprio benessere psicologico nei mesi successivi, spesso non a causa dell’evento in sé, ma della gestione istituzionale che segue.

È in questo contesto ancora restio a riconoscere e legittimare queste esperienze che questa lettera si inserisce con precisione dolorosa. La lettrice non si sofferma sul dettaglio della molestia, come spesso si pretende dalle persone che denunciano per valutarne la credibilità. Racconta invece ciò che più spesso resta fuori campo: l’assenza di risposte chiare e di interventi da parte di chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di proteggere chi denuncia. Risponde alla lettrice Camilla Hennig, psicologa femminista.