La psicologa: “Si rischia di normalizzare atteggiamenti che rasentano i confini della microviolenza, forma di abuso relazionale sottile ma persistente. In particolare quando colpisce sempre le stesse persone, in momenti di maggiore fragilità o esposizione”

di Sarah Barberis

3 minuti di lettura

Questa settimana leggiamo la storia di Alessia, una donna che da 27 anni lavora in una grande azienda privata, occupandosi con passione di formazione del personale. Dal 2019, però, la sua esperienza è diventata un incubo: vittima di microviolenza quotidiana e indifferenza da parte di un nuovo responsabile, proprio mentre affrontava la sua più grande gioia personale, la maternità. La sua testimonianza si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante. Nel 2024, in Italia, 42.237 madri hanno lasciato volontariamente il lavoro nei primi tre anni di vita del figlio, contro 18.519 padri. Nel 77,5% dei casi, le donne hanno indicato come motivazione principale le difficoltà nel conciliare lavoro e cura: la mancanza di servizi adeguati, l’assenza di flessibilità, un’organizzazione aziendale che spesso penalizza chi diventa madre. Un dato che conferma quanto la maternità resti ancora oggi uno dei principali fattori di abbandono del lavoro femminile.