Roma, 9 mar. (askanews) – Nuova e brutale fiammata dei prezzi delle petrolio, alla ripresa delle contrattazioni dopo un fine settimana con sviluppi non rassicuranti sul conflitto in Iran. Da un lato proseguono intensi i bombardamenti di Usa e Israele, dall’altro gli ayatollah hanno nominato nuovo leader il figlio di Khamenei, Mojtaba, facendo presagire la volontà di Teheran mantenere una linea dura.

Nel corso delle contrattazioni mattutine il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord, è arrivato a segnare un picco spot a 119,31 dollari, toccando i massimi dal luglio del 2022. Il West Texas Intermediate ha raggiunto 119,47 dollari.

Successivamente, le quotazioni hanno parzialmente limato la fiammata dopo che il Financial Times ha riportato di una imminente riunione di emergenza dei ministri del G7 assieme all’Agenzia internazionale per l’energia. Secondo le indiscrezioni del quotidiano, si appresterebbero a sbloccare tra il 25% e il 30% degli 1,2 miliardi di riserve che dispongono. Questo sarebbe sufficiente a coprire i consumi dei paesi Aie per un mese o a coprire le loro importazioni nette 140 giorni, dice il quotidiano.

Il Brent successivamente si attesta in rialzo del 15,82% a 107,35 dollari. Nell’afterhours il Wti sale del 13% a 102,82 dollari. Ma intanto crollano i mercati azionari. In particolare in Asia Tokyo ha chiuso con una caduta superiore al 5%, Seul al meno 5,96%, Taiwan con un meno 4,43%. Più contenuto il calo delle piazze cinesi, Shanghai con il meno 0,67%.