Gli armadi delle presidenze Obama e Biden sono così pieni di scheletri in relazione al dossier iraniano che gli attuali esponenti Dem avrebbero fatto meglio a esercitare maggiore cautela nel condannare l’operazione lanciata dal presidente Donald Trump e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu contro il regime degli ayatollah. La politica di appeasement inaugurata da Barack Obama e rilanciata da Joe Biden ha consentito a Teheran di proseguire con l’arricchimento dell’uranio, con il suo programma missilistico e la destabilizzazione del Medio Oriente attraverso i suoi proxies. Secondo la politica di «riallineamento» dell’amministrazione Obama, gli Stati Uniti dovevano cercare una normalizzazione con Teheran, allontanandosi dagli alleati storici nella regione, Israele e Arabia Saudita, allo scopo di favorire un equilibrio di potere più stabile che avrebbe reso il Medio Oriente meno dipendente dall’interferenza diretta o dalla protezione Usa. Peccato che l’Iran fosse il principale sponsor del terrorismo e questa politica abbia in realtà incoraggiato la leadership iraniana a escalare le sue attività destabilizzanti, fino a indurla a ritenere che con Biden non avrebbe pagato alcun prezzo per il pogrom del 7 ottobre.