Donald Trump ha dichiarato guerra all’Iran, scansando l’assenso del Congresso, e, in uno straordinario video di otto minuti, ha dichiarato che lo scopo dell’attacco (condotto con Israele) va molto al di là della questione del programma nucleare iraniano: si mira a un vero cambiamento di regime, alla fine della sanguinosa teocrazia che da decenni è al potere in Iran.

Trump non poteva dire che lo scopo era quello di eliminare una volta per tutte il loro programma nucleare: sarebbe stata una sconfessione delle roboanti dichiarazioni del giugno scorso, quando disse che le bombe ad alta penetrazione dei B1 americani avevano già “obliterato” il programma nucleare iraniano. Mirare a un cambiamento di regime è più accettabile per l’opinione pubblica, specie dopo i recenti massacri di migliaia di dimostranti a opera del governo dell’Iran. Certo, per un Presidente che ha fatto campagna elettorale nel 2024, promettendo di terminare le guerre, il fatto di attizzarle (negli ultimi 12 mesi ha ordinato e/o minacciato attacchi in sette nazioni), non appare coerente. Ma nessuno gli rinfaccerà il proposito di rimuovere unghie, zanne e artigli da un regime iraniano che ha seminato terrorismo all’estero e oppressione insanguinata entro i suoi confini.