Il presidente americano, Donald Trump, aveva giocato sull’ambiguità rispetto a un intervento americano in Iran: «Potrebbe essere come no» aveva dichiarato, concedendosi una «finestra» di due settimane prima di una decisione. La riserva si è sciolta in fretta.
Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte fra il 21 e il 22 giugno il proprio attacco sull’Iran, formalizzando l’ingresso nel conflitto avviato da Israele lo scorso 13 giugno. La cosiddetta operazione Midnight Hammer è già stata celebrata come un «successo spettacolare» da Trump che ha incassato gli elogi dell’alleato Benjamin Netanyahu, le condanne della comunità internazionale e la risposta inevitabile dell’Iran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha imputato a Washington la violazione del diritto internazionale e annunciato conseguenze «eterne», mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian minaccia una risposta capace di «far pentire» gli avversari. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha replicato che qualsiasi controffensiva di Teheran sarebbe il «peggior errore di sempre», preludendo a una nuova espansione del conflitto. Nelle strade di Teheran si sono registrate proteste contro gli Stati Uniti.
Come hanno attaccato gli Usa













