Roma, 19 feb. (askanews) -“Dopo il coniglio è adesso il cavallo a essere portato all’attenzione degli italiani come nuovo animale da affezione, proibendone e sanzionandone il consumo. Il metodo è il consueto: fare leva sull’emotività per sferrare l’ennesimo attacco alla ruralità e alle sue tradizioni”: così il presidente nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi, commenta la notizia che il Parlamento affronterà l’esame della proposta di legge “Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione”, presentata da Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), presidente della LIDAA. La proposta ha iniziato il suo iter in Commissione Agricoltura della Camera e a questa si sono aggiunte le proposte a firma di Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e di Luna Zanella di Avs. Una norma che, se approvata, equiparerebbe cavalli, asini e muli a cani e gatti, vietandone di fatto l’uso produttivo e il consumo alimentare.

“Sebbene il cavallo non sia ovviamente una specie cacciabile e quindi non rientri direttamente negli interessi venatori”, Federcaccia in una nota sottolinea che “il cavallo è il fulcro di un patrimonio storico e folkloristico inestimabile, che va dalle grandi manifestazioni popolari come il Palio di Siena, da sempre sotto attacco degli animalisti, alle tradizioni gastronomiche locali che caratterizzano intere regioni d’Italia, dalla Lombardia, al Veneto alla Puglia. Trasformare per legge il cavallo o uno dei suoi ‘cugini’ in un ‘membro del salotto di casa’ significa recidere il legame millenario tra l’uomo, l’animale e la terra”.