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24 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:57
Siamo pronti a rinunciare al pesto di cavallo di Parma, alla pastissada de caval veronese, alle brasciole pugliesi o alla polpetta al sugo che si cucina in Sicilia? C’è chi alzerà le spalle, perché la carne di cavallo non la consuma; e invece chi si arrabbierà, perché abituato a mangiare puledri e stalloni. Sia come sia, dopo anni di discussione in Parlamento sono arrivate tre proposte (Noi Moderati, Avs e M5s) che puntano a vietare la macellazione e il consumo di carne di cavallo, elevandolo ad “animale d’affezione”.
Che i provvedimenti avessero vita breve era già ampiamente pronosticabile, dal momento che i partiti di maggioranza – salvo Michela Vittoria Brambilla, che del centrodestra fa parte – non sono minimamente interessati alla questione (sotto molteplici punti di vista). Ma da qualche giorno a questa parte c’è una novità: le tre proposte di legge, accorpate in commissione Agricoltura, sono state affidate a Francesco Bruzzone, leghista, cacciatore, primo firmatario della riforma che nel 2024 avrebbe dovuto liberalizzare l’attività venatoria (il cui iter venne bloccato, per ragioni elettorali, da Fratelli d’Italia). Bruzzone, dunque, sarà il relatore del testo “Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione” e, naturalmente, ha già espresso la propria disapprovazione.












