Una legge per trasformare i cavalli – ma anche gli asini e i muli – in «animali d’affezione», come cani e gatti. Alla Camera diverse proposte di legge di maggioranza e di opposizione, l’ultima delle quali firmata da Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, stanno provocando un grande dibattito nel mondo dell’equitazione e dell’ippica. Queste norme, in discussione alla Commissione Agricoltura, se approvate comporterebbero una vera rivoluzione per l’intero settore. E se nel principio generale di tutela del benessere animale tutti si possono facilmente ritrovare, è nel capitolo dei divieti – a partire da quello di consumo di carne equina – che iniziano i problemi. Perché a essere proibite sarebbero anche manifestazioni storiche, artistiche e folcloristiche, Palio di Siena o Quintana incluse, che da secoli hanno al centro il cavallo. Per parlarne abbiamo scelto il presidente della Federazione italiana sport equestri, Marco Di Paola, che guida l’organizzazione più avanzata in tema di regole a difesa dei cavalli sportivi.

Di Paola, iniziamo dal divieto di consumo della carne di cavallo: alcuni allevatori hanno iniziato a far sentire la loro voce contraria. L’opinione della Fise?

«Noi siamo favorevolissimi, al punto tale che questo divieto l’abbiamo già anticipato. Abbiamo la fortuna di avere un ordinamento giuridico autonomo che riconosce la grande novità del cavallo atleta. Qualsiasi cavallo, per essere atleta, deve essere dichiarato non DPA, ovvero non destinabile alla produzione alimentare. È una conquista che noi abbiamo fatto per primi a livello regolamentare federale, poi c’è stata la formalizzazione con il decreto legislativo numero 36 del 2021. Quindi per noi questa legge già esiste: il cavallo atleta non si mangia, anche quando è arrivato a fine carriera».